Viaggio nel paese degli “uomini integri”
Recita un proverbio africano: “L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce”.
Se questo è vero, quale può essere dunque il senso del viaggio?
Il rischio di “incontrare” l’Africa senza “conoscerla” è realmente molto alto, perché sono troppi gli stereotipi e le immagini che portiamo dentro di noi riguardo al “continente nero”.
C’è l’Africa delle catastrofi (guerre, carestie…) che ci presenta la tv, da cui sembrerebbe bene stare debitamente alla larga.
C’è l’Africa esotica dei racconti di viaggio e di tanti depliant delle agenzie turistiche, un mito che molti inseguono.
A proposito dell’esotismo un giovane giornalista indiano ha scritto: “Non capisco come facciano gli occidentali a vedere misticismo in ogni cosa che incontrano. Tutto gli sembra sacro, magico, equilibrato, in armonia con il mondo. Io mi guardo intorno e vedo solo un paese in crisi”.
C’è infine un’Africa che non appare, “l’altra Africa” per usare un’espressione cara a Serge Latouche, l’Africa della società civile che cammina, lavora, si organizza, sogna un avvenire diverso e cerca di costruirlo attraverso tante piccole e grandi iniziative comunitarie, partecipate e condivise giorno per giorno.
Il Burkina Faso è fuori da ogni catalogo del turismo di massa; eppure può offrire moltissimo a chi sappia avvicinarsi con un passo discreto!
















