Viaggiatori “sostenibili”?
La mobilità dell’Homo sapiens non è mai stata sostenibile.
Il fine primo di ogni individuo e di ogni popolazione è quello di sopravvivere, a tutti i costi. Ci si è sempre mossi per interesse, oltre che per curiosità: per sottomettere, imbrogliare, convertire e usare gli altri. Basti pensare alle galere dell’antichità, navi mosse a forza di muscoli da prigionieri ridotti in schiavitù.
I manuali di storia di solito non dicono che lo scavo del canale di Panama, di fondamentale importanza per la storia della navigazione, è costato 50.000 morti di stenti e malaria -per lo più cinesi- sepolti nel fango e inghiottiti dalle paludi.
Anche individualmente, i grandi viaggiatori hanno spesso viaggiato in lettiga o sulle spalle di altri uomini, e lo testimoniano le stampe d’epoca: facevano così molti nobili asiatici e africani, poi imitati dagli esploratori europei d’epoca vittoriana; viaggiavano così lo scienziato Alex von Humboldt sulle Ande, i missionari cappuccini in Congo nel settecento, le ardimentose lady degli alpinisti inglesi all’arrembaggio delle vette svizzere.
Più che sostenibili, i viaggiatori nel corso dei secoli sono stati sostenuti.
Tratto dal libro “Andare a quel paese” di Duccio Canestrini, ed. Feltrinelli, Milano, 2001.

















dicembre 6th, 2011 at 12:40
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