Mani

Mani e karite - photo by Elisa Chinello

Una delle prime cose che colpiscono in Burkina Faso è come tutti vogliano stringerti la mano. Siano essi amici o sconosciuti, siano essi adulti, bambini o vecchi, tutti vogliono stringere la mano al bianco, toccarlo e, forse, sentire che in realtà al di al del colore della pelle siamo molto molto simili.

Questo continuo stringere mani, è stato per me un grande privilegio perchè dalle mani di una persona si capiscono molte cose.

Ho stretto mani di uomini giovani, mani forti, dalla stretta sicura nelle quali percepisci la possibilità di una presa ferrea. Ho stretto mani di anziani, rugose, grigie, ma nelle quali si intuisce ancora una certa abilità manuale che non si può dimenticare. Ho stretto mani di donne, che a volte più che stringere accarezzano, fanno scivolare la loro mano sulla tua quasi sfuggendo. Ho stretto mani di bambini, tante, alcune sporche di terra, alcune lisce come solo la pelle dei bambini può essere, alcune ruvide, addirittura callose dal lavoro che probabilmente sono costretti a svolgere tutti i giorni, dai secchi d’acqua pesanti da trasportare, dai bastone per battere il miglio.

Ho stretto tante mani in Burkina Faso, ognuna mi ha suggerito qualcosa di diverso, ma tutte hanno significato prima di tutto la ricerca di un contatto, di una forma di comunicazione. Le nostre mani si toccano e ci dicono qualcosa dell’altro, a quel punto basta dirsi il nome, il resto, inconsciamente lo sappiamo già.

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This entry was posted on martedì, febbraio 2nd, 2010 at 18:03 and is filed under Il Reality, Il Viaggio, Riflessioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

 

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