L’Africa non esiste… Beregadougou invece si!
Ricordo che un giorno, in Burkina Faso, mentre lavoravo appassionatamente alla mia tesi di laurea in antropologia culturale, un missionario mi disse: “Se stai qua due settimane scriverai mille pagine, credendo di avere capito tutto; se stai qua 2 mesi un centinaio, pensando di aver capito molto; se stai qua due anni una decina, accontentandoti di avere capito qualcosa; se resti per vent’anni non scriverai nulla, tanta è la variabilità e risulta difficile individuare elementi comuni.”
A 16 anni di distanza devo riconoscere che aveva davvero ragione. Sono stato in Burkina 18 volte, l’ho girato tutto, migliaia di km dal nord al sud e dall’est all’ovest, incontrando tante persone stupende e scoprendo una tale varietà sociale e culturale che oggi davvero farei fatica a raccogliere in una qualche definizione comune.
Esattamente come al mio primo viaggio torno dall’Africa carico di energie, di voglia di cambiare, di quell’entusiasmo che solo un popolo così coraggioso e onesto sa trasmettere…
Ma faccio una grande fatica a parlarne, in generale. Ora ho capito che il Burkina non esiste, l’Africa non esiste. Preferisco parlare di singole realtà che ho incontrato, evitando qualunque generalizzazione.
Così oggi vorrei parlarvi di una fra le tante realtà straordinarie che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio, l’Associazione WOUOL di Beregadougou.
L’associazione nasce su iniziativa di Antoine Sombié, un agronomo che si rende conto molto presto, negli anni settanta, che il suo villaggio e tutta la sua regione, intorno a Banforà nell’ovest del Burkina, rischiano di rimanere schiacciati sotto il peso della monocoltura della canna da zucchero -che si va diffondendo in quegli anni con l’installazione della SOSUCO, una grande società privata- con gravi danni per l’ambiente, in termini di biodiversità, e per l’occupazione, per via della progressiva macchinizzazione della produzione.
Decide così, insieme ad alcuni amici, di avviare questa piccola esperienza per la salvaguardia e la valorizzazione dei sistemi di produzione locali, in uno spirito cooperativistico e solidale.
Oggi la cooperativa conta 46 gruppi di produttori e 4 unità di trasformazione che raccolgono complessivamente oltre 1.200 membri, di cui il 70% sono donne!
I prodotti principali che la cooperativa valorizza attraverso la trasformazione sono il mango, biologico, che viene essiccato e da cui si ricava uno squisito succo che ci ha dissetato in una giornata di grande calura, e gli anacardi, anch’essi biologici, che vengono in parte immessi nel mercato locale e in parte esportati in Europa attraverso il circuito del commercio equo e solidale.
Fra i tanti, Wouol è partner anche della centrale d’importazione Commercio Alternativo di Ferrara, che ci sostiene in questo progetto di Sambiiga.
Abbiamo incontrato i 200 produttori (farei meglio a scrivere produttrici) dell’unità di Beregadougou, impegnati nella lavorazione degli anacardi, filmando tutte le fasi della produzione e intervistandoli per capire come questo lavoro abbia cambiato le loro condizioni di vita, e quelle delle loro famiglie, riportando autonomia, dignità e speranza.
E’ stata una visita stupenda, che ci ha arricchito umanamente e mostrato da vicino una realtà che davvero merita di essere raccontata.
L’Africa non so, ma Beregadougou sicuramente esiste… e sarebbe bello che potessero nascerne tante altre!
















